Integrazione fra operatori sanitari ed operatori scolastici. Alcuni cenni storici per capire meglio la situazione attuale
di Deliana Bertani
Di solito quando si parla di integrazione si corre subito a pensare all’integrazione scolastica, sociale dei portatori di handicap. Non è di questa integrazione che vorrei parlare, ma di quella ,ripresa nel titolo, che si è andata sviluppando ormai da più di vent’anni, che costituisce un tassello indispensabile per quel movimento di idee ed esperienze sull’integrazione dell’handicap che ha progressivamente e inevitabilmente coinvolto, come in un gioco di cerchi concentrici, tutta una parte della comunità sociale che ora sembra sempre più informata, più attenta.
La realtà dell’integrazione fra operatori sanitari e operatori scolastici si è realizzata con grandi difficoltà appoggiandosi su una dinamica continuamente oscillante di andata e ritorno fra bisogni di differenziazione e bisogni di integrazione.
La rete di” incomunicabilità” che ci separava ha vacillato e con essa hanno perso equilibrio le vecchie credenze e le tradizionali modalità di intervento che hanno guidato in passato l’intervento delle équipe medico psicopedagogiche nella scuola.
E’ stata la necessità di elaborare strategie capaci di: 1)rivelarsi efficaci nelle risposte da proporre all’handicappato nella globalità dei suoi problemi e delle esperienze di vita condotte negli ambiti per lui significativi 2) coinvolgere l’organizzazione stessa delle istituzioni interessate per renderle più adeguate 3) affrontare nuovi problemi che la società sempre più complessa ci pone davanti ( immigrati, terzo mondiali, richieste sempre più massicce di interventi che vadano oltre la formazione e l’educazione scolastica tradizionalmente intesa.).
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